La Confluenza è un genere pianistico in cui tradizioni musicali diverse — classica, jazz, canzone d’autore, musica popolare — convergono naturalmente in un unico flusso narrativo, guidato dalla sensibilità e dall’istinto del momento.
A differenza della fusion, che sovrappone generi diversi creando un ibrido, la Confluenza li attraversa, rispettandone l’identità e la grammatica originale. Un notturno di Chopin non viene “jazzificato”: viene abitato nella sua essenza e poi, attraverso un passaggio armonico, ritmico o melodico che solo l’istinto può rivelare, conduce naturalmente verso un territorio diverso.
L’Italia è la terra del bel canto — la tradizione che da secoli insegna al mondo che la melodia non è ornamento, ma il cuore stesso della musica.
Al cuore della Confluenza vi è un’idea tanto semplice quanto visionaria: i grandi autori della storia della musica, separati da epoche, geografie e tradizioni, possono finalmente parlarsi.
Il pianoforte diventa un luogo fuori dal tempo, dove un maestro del Romanticismo può sussurrare un’idea a un gigante del jazz, e ricevere una risposta che nessuno dei due, da solo, avrebbe potuto immaginare.
Pianista italiano formatosi ai massimi livelli sia nella tradizione classica (Conservatorio di Pescara con lode e menzione speciale, École Normale de Musique Alfred Cortot di Parigi) sia nel jazz (Civici Corsi di Jazz di Milano, Premio F. Gulda, nota di merito al Concorso Internazionale Martial Solal).
La sua doppia padronanza gli consente di abitare con uguale autorevolezza mondi musicali che la tradizione ha sempre tenuto separati, e di farli dialogare attraverso il suo pianoforte.
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